ReseƱas

water and landscape
AGUA y TERRITORIO

POLIZZI, Giovanni. 2024: Solonte et l’eau. L’explotation des ressources en eau dans la cité antique de Solonte. Palermo (Italia), Palermo University Press, 418 págs. ISBN 978-88-5509-423-8

L’opera costituisce un primo punto di arrivo nel percorso di ricerca dell’autore, Giovanni Polizzi, che già da diverso tempo si occupa di numerosi aspetti legati alla gestione e allo sfruttamento delle risorse idriche e delle infrastrutture a esse correlate nell’antichità, con particolare attenzione a diversi contesti della Sicilia, che si distinguono sia per distribuzione topografica sia per cronologia. Lo studioso, che ha partecipato a progetti di ricerca internazionali dedicati allo studio delle risorse idriche nel Mediterraneo antico, tra cui “HYDRΩMED: gestion des ressources en eau en Méditerranée pendant le 1er millénaire avant notre ère” e “Water Traces: Water Traces between Mediterranean and Caspian Seas before 1000 AD: From Resource to Storage”, entrambi sotto la direzione scientifica di Sophie Bouffier, presenta in questa monografia una versione rielaborata e ampliata della sua tesi di dottorato.

Il lavoro si inserisce nel sempre più ricco panorama italiano degli studi legati alla gestione delle risorse idriche e ai loro molteplici ambiti di utilizzo nel mondo antico, oggetto altresì di incontri di rilevanza nazionale e internazionale come le XII Giornate Gregoriane dedicate al tema “Le forme dell’acqua”, tenutesi ad Agrigento nel 2018, e, più recentemente, il LXIV Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia, incentrato sul tema “La Magna Grecia e l’acqua: natura e cultura”, tenutosi a Taranto nel 2025.

La monografia, come esplicitato nel titolo, è incentrata sul sito archeologico di Solunto, centro della Sicilia nord-occidentale particolarmente florido in età ellenistico-romana. Il sottotitolo, “L’exploitation des ressources en eau dans la cité antique de Solonte”, riassume efficacemente il nucleo centrale del volume, sebbene il campo d’indagine risulti in realtà ben più ampio, estendendosi a questioni di carattere ambientale, urbanistico e socioculturale.

La scelta di affrontare il tema della gestione delle risorse idriche nel mondo antico attraverso l’analisi del caso soluntino non è casuale: prima di tutto, per l’estensione dell’area scavata dell’insediamento sul Monte Catalfano, che consente di basarsi su un record archeologico di evidenze piuttosto ampio e, in aggiunta, perché il fattore idrico è stato più volte evocato nella letteratura scientifica relativa a Solunto come possibile causa dell’abbandono progressivo dell’insediamento.

Nella sezione introduttiva, l’autore sintetizza con chiarezza la struttura del libro e gli obiettivi della ricerca, soffermandosi dapprima sulla storia del sito, inquadrandolo nel contesto storico dell’isola, e in seguito facendo il punto della situazione sullo stato degli studi riguardo alla gestione delle risorse idriche nella Sicilia antica. Si passa quindi alla metodologia utilizzata per la raccolta dei dati sul campo e per la consultazione degli archivi, aspetti che vengono poi approfonditi nella prima parte del volume. Lo studio, infatti, si fonda non solo su informazioni derivanti dalla ricerca sul terreno, ma anche su una vasta documentazione d’archivio (Archivio Storico Comunale di Palermo, Archivio di Stato di Palermo, Archivio Storico della Soprintendenza dei BB. CC. AA. di Palermo, Archivio Storico del Museo Archeologico Regionale “A. Salinas” di Palermo e archivi privati delle famiglie Filangeri e Alliata-Valguarnera), risultata fondamentale per la ricostruzione puntuale dei numerosi contesti edilizi messi in luce nel corso degli scavi ottocenteschi e novecenteschi. Quest’ultimi, condotti in assenza di un metodo stratigrafico, hanno causato non pochi problemi alla lettura diacronica di numerosi contesti. Uno dei primi risultati del lavoro è pertanto la ricostruzione della sequenza degli interventi di scavo, con la restituzione delle aree portate alla luce in una planimetria generale del sito, corredata dagli anni in cui furono condotte le suddette operazioni.

Nella seconda parte, lo studioso esamina in maniera graduale gli aspetti necessari all’elaborazione del quadro naturale e ambientale in cui il sito è inserito, tenendo conto delle statistiche relative alle condizioni climatiche (temperatura, precipitazioni, venti). A tal fine, ricorre a confronti con altri contesti insulari, in primo luogo Tindari, nonché con siti del Mediterraneo orientale (Hyampolis, Medeon, Trachis, Cnido) e dell’Italia centrale (Cosa, Norba). L’autore si sofferma brevemente anche sul caso di Himera, dove studi pregressi avevano consentito di ricostruire il quadro paleoambientale della chora dell’antica colonia calcidese. In questa parte emerge il carattere multidisciplinare della ricerca, che integra archeologia, geologia, climatologia e ingegneria idraulica, permettendo di riconoscere a Solunto, e per la prima volta nel contesto siciliano, il fenomeno idrogeologico della risalita delle acque dal sottosuolo.

La terza parte costituisce il nucleo centrale dell’opera, in cui vengono analizzate dettagliatamente le numerose strutture idrauliche del sito, con particolare attenzione alle cisterne, che avevano già suscitato l’interesse dei viaggiatori ed eruditi che visitarono il rilievo in epoca moderna. A partire da questa analisi, condotta sotto molteplici profili – da quello topografico a quello tecnico-funzionale e soffermandosi sugli aspetti relativi alle capacità di approvvigionamento e sui sistemi di adduzione e di evacuazione – Polizzi, avvalendosi dell’approfondimento di alcuni casi studio, riesce a cogliere nuovi aspetti utili a comprendere l’evoluzione urbanistica dell’insediamento, argomento che ancora oggi continua a essere oggetto di dibattito tra gli studiosi, e a proporre inedite riflessioni su alcuni contesti rimasti spesso marginali nella storia degli studi, come nel caso del Complesso a ovest della Casa delle ghirlande. Successivamente, vengono analizzate le canalizzazioni, ponendo particolare attenzione sulle diverse tipologie e funzioni. Oltre alle suddette evidenze, in questa sezione vengono esaminati i complessi balneari dell’insediamento, le Piccole Terme e i Bagni Nord, che consentono all’autore di riflettere anche sulla loro differente organizzazione planimetrica. Particolare spazio viene dato soprattutto ai Bagni Nord e alla loro relazione con la vicina cisterna pubblica, presentando parte dei risultati delle due campagne di scavo da lui condotte nel 2021 e nel 2022, nell’ambito di un più ampio progetto dell’Università degli Studi di Palermo, volto alla revisione di alcuni contesti architettonici pubblici e privati del sito. I sondaggi stratigrafici, condotti a distanza di circa un secolo dagli scavi di E. Gabrici, hanno permesso una nuova lettura dell’edificio che andrà ad ogni modo rivista a seguito della prosecuzione delle indagini. La sezione si chiude con un quadro delle infrastrutture igieniche di carattere privato, quali latrine e sale da bagno, piuttosto rare rispetto ad altri contesti punici del Mediterraneo, e laconica. Viene altresì inserita una discussione relativa al kisu, un particolare accorgimento costruttivo attestato a Solunto in contesti a destinazione pubblico-sacrale, che vede l’allettamento di cocciopesto su una muratura a superficie curvilinea addossata alle pareti esterne degli edifici. Trattandosi tuttavia di un elemento costruttivo non direttamente collegato alle pratiche igieniche a mio avviso, l’argomento avrebbe forse richiesto una collocazione differente all’interno del volume.

La quarta e ultima parte si apre con una serie di interrogativi sul ruolo di Solunto nel Mediterraneo antico e sul suo contributo allo sviluppo delle tecnologie idrauliche, richiamando le esperienze di numerosi insediamenti che spaziano dalla Sicilia (Pantelleria, Lilibeo, Monte Adranone, Selinunte, Monte Iato, Termini Imerese, Halaesa Archonidea, Tindari, Taormina, Morgantina, Catania, Siracusa, Camarina) al Nord Africa (Utica, Kerkouane, Cartagine), fino ad alcuni centri del Mediterraneo orientale (Delo, Priene, Pergamo), in cui lo stesso autore si è recato per svolgere una ricerca diretta sul campo, acquisendo di prima mano l’apparato fotografico che arricchisce tale sezione del volume e non solo.

A Giovanni Polizzi vanno riconosciuti numerosi meriti sotto il profilo metodologico e dell’elaborazione dei dati: in primo luogo, l’evidente impronta multidisciplinare dell’opera, capace di integrare analisi ambientali e archeologiche; in secondo luogo, la sistematizzazione dei dati relativi alle diverse infrastrutture idrauliche, confluiti in una corposa appendice documentaria corredata da un’accurata documentazione grafica.

Nel complesso, “Solonte et l’eau” rappresenta un contributo di grande spessore nel panorama degli studi sulla gestione delle risorse idriche nel mondo antico, non solo per la quantità e la qualità dei risultati conseguiti, ma soprattutto per l’approccio metodologico rigoroso e a tratti innovativo che ha consentito di acquisire nuovi dati, primo tra tutti lo sfruttamento da parte degli abitanti dell’antico insediamento del fenomeno idrogeologico della risalita delle acque sotterranee, dimostrando come l’approvvigionamento idrico non si limitasse soltanto alla raccolta delle acque meteoriche e come le infrastrutture idrauliche abbiano ricoperto un ruolo fondamentale nell’organizzazione urbana e della vita quotidiana della città. Il volume si distingue inoltre per la capacità di inserire il caso di Solunto in un più ampio quadro comparativo geografico, offrendo spunti utili non solo per lo studio dello sfruttamento delle risorse idriche nei vari siti archeologici dell’isola, ma anche per altri contesti, configurandosi come un punto di riferimento estremamente valido, nonché come un modello metodologico per future ricerche sul rapporto tra ambiente, città e risorse degli insediamenti nel Mediterraneo antico.

Vito Polizzi
Università degli Studi di Palermo
vito.polizzi@unipa.it